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Intervista all’arch. Davide Vizzini

Intervista a arch davide vizzini

Laureato in Architettura al Politecnico di Milano, ha fondato DVDV Studio Architetti nel 2010. E’ assistente nei corsi Architectural Design Studio del Politecnico di Milano; speaker a seminari e festival d’architettura (Architects Meet in Selinunte, Pecha Kucha Night Milano e altri).

Architetto Vizzini, prendo in prestito un’affermazione riferita al suo lavoro nel campo dell’arte contemporanea: “Il nostro lavoro è simile a quello dei trasportatori: Ci occupiamo di trasportare indenne il pensiero d’arte, dalla parola dell’artista alla materia dell’opera”, per chiederle se quanto detto è valido anche per un’opera architettonica. Nel suo lavoro di architetto, l’idea iniziale quanto rimane indenne fino all’effettiva realizzazione dell’architettura?

Precisamente in questo consiste il mio lavoro. Il momento creativo di ogni progetto è un lavoro di poche ore, preceduto talvolta da settimane di preparazione e condensazione dei pensieri, tutto quello che avviene dopo ha il potere di distrarre, di spazzare via e spegnere quel guizzo. Per evitare che questo accada, bisogna ogni giorno ricordare a se stessi i perché di tante fatiche.

La materia è l’espressione finale del processo creativo e compositivo di un’architettura, per lei la scelta dei materiali che rappresenteranno il progetto avviene già nelle prime fasi progettuali o in un momento successivo? Ci sono tempi che appartengono al materiale e altri al progetto oppure il materiale è il progetto?

Più che un materiale all’inizio di un progetto si cercano i ricordi di un materiale. Intendo dire che più che un oggetto o una superficie definiti si scelgono le sensazioni che un materiale o un tipo di spazio o luce devono suscitare, il progetto è questo. Il tutto rimescolato con esigenze tecniche, funzionali, economiche, pratiche. Tutte cose pronte a mangiarsi ad ogni sospiro la leggerezza delle sensazioni iniziali.

Ci vuole spiegare meglio cosa intende quando dice che il senso del tatto è frutto di un pensiero e che quindi tutto ciò che è materiale è ideale?

Faccio riferimento alla disciplina filosofica della fenomenologia ed in particolare al pensiero di Maurice Merleau-Ponty. Per questo studioso le percezioni sensoriali ed i pensieri sono fortemente interconnessi: “percepire dipende dalla potenza di pensare”. Il mondo materiale non è, a livello cerebrale, molto diverso dal mondo delle idee; pensieri e cose, nelle nostre menti, sono fatte della stessa sostanza pensata! La materialità del pensiero è un’idea travolgente per un architetto.

La mutabilità dei materiali viene considerata come caratteristica di un suo progetto?

Intende la mutabilità nel tempo? Questo fattore ha un peso maggiore nelle opere di architettura; in esse è importante valutare anche come un materiale si modifica nel tempo. Negli interni, invece, normalmente la vita è molto più rapida della mutabilità dei materiali.

Nei suoi lavori lei utilizza spesso materiali di natura diversa in combinazione tra loro. In questi casi qual è la narrazione progettuale e quali emozioni intende suscitare, attraverso la contrapposizione, nell’utilizzatore finale?

Lo sforzo necessario per svolgere il mio mestiere è quello di imparare a parlare la lingua delle cose; in questo consiste la mia formazione. Osservando le cose cerco di imparare come queste risuonano nell’osservatore, da sole o vicino ad altre. La giustapposizione dei materiali è fatta con questa disposizione.

Per un suo lavoro a Praga lei, su richiesta dei committenti, ha inserito all’interno della camera da letto una doccia e un lavabo utilizzando il legno, il vetro e la ceramica. Parlando del suo intervento ha fatto riferimento al “significato essenziale e profondo delle superfici e dei materiali”. Secondo lei il significato di un materiale esprime e stabilisce anche la sua funzione oppure la materia riesce a superare il suo aspetto concettuale e ad assolvere usi diversi?

Per noi figli del moderno forma, sostanza e funzione devono essere il più possibile correlati. Cercherò sempre, in prima istanza, di usare un materiale intimamente legato alla sua funzione. Ci sono però dei casi in cui è interessante sovvertire questa regola per rivelare caratteri di una funzione o di un materiale difficilmente evidenziabili. Per isolare una caratteristica non ovvia di un materiale la si può usare distillandola e svincolandola dalla funzione. Io definisco questa modalità di lavoro, funzionalismo ideale.

C’è un materiale che, più di altri, rappresenta al meglio la sua idea di rivestimento?

 L’aria! (sorrido). Direi cemento, legno e colore.

 

Arch. Aldo De Vivo

bluverde ALDO

Articolo scritto per la rivista “Il Bagno Oggi e Domani”

il bagno oggi e domani

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