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2. In bagno, spazio al design – Il Progetto del Bagno

in bagno spazio al design il progetto del bagno editoriale architettura

Il tema del secondo articolo della rubrica dedicata alla progettazione della stanza da bagno è il design nella stanza da bagno. Il lavoro dell’architetto, in questo caso, è affiancato da quello del designer al quale non si sovrappone, ma con cui spesso si intreccia e in alcuni casi si scambia. Punto di riferimento comune è la persona: l’architettura risponde a bisogni di organizzazione dello spazio, il design fa un passo avanti incontrando i bisogni della persona e mette a sua disposizione gli strumenti utili a compiere riti quotidiani ed essenziali.

La progettazione architettonica tiene insieme più elementi, dall’organizzazione spaziale all’allestimento degli ambienti: quest’ultimo aspetto dell’elaborazione compositiva non ha un carattere successivo né secondario, ma rientra nella composizione in forma di prolungamento progettuale. Concepire uno spazio vuol dire definirlo nella sua completezza e, quindi, significa tenere conto dell’ingombro dimensionale degli arredi dell’abitazione e considerare le loro espressioni stilistiche in relazione all’ambiente di cui fanno parte.

Nel numero precedente abbiamo rivolto l’attenzione allo spazio e alle sue possibili trasformazioni, adesso ci orientiamo verso i prodotti che arredano il bagno e diamo l’avvio al dialogo tra l’architetto e il designer, tra due figure professionali complementari, profondamente dipendenti l’una dall’altra, che operano in contesti simili ma differenti. Se l’architetto è il professionista che interpreta i modi di vivere e di abitare, il designer è colui che intuisce un bisogno e lo trasforma in oggetto attraverso la “riduzione” qualitativa che non comprende solo valori estetici e funzionali, ma anche la facilità di utilizzo, la durevolezza e l’attenzione alla sostenibilità.

L’obiettivo è quello di allargare il campo della progettazione coinvolgendo all’interno dell’elaborazione compositiva il ruolo e il significato del design e quanto il design stesso abbia cambiato e migliorato la nostra abitazione e, quindi, la stanza da bagno.

La seguente narrazione è una ricerca, priva di propositi di compiutezza, sul mondo del design e sul valore degli oggetti, a partire dal significato stesso del termine: dal latino obiectum, letteralmente “gettato davanti a, gettato contro”, una etimologia che ne conferma l’attitudine all’interrelazione.

L’articolo è arricchito dalla lettura analitica di alcuni prodotti per il bagno, scelti tra innumerevoli esempi ugualmente efficaci, ed è, in parte, il risultato di una chiacchierata con Oscar G. Colli, voce autorevole del mondo del design e membro dell’ADI-Desisgn-Index.

Principi del Design

Il termine design, diffuso in Italia dalla metà del secolo scorso, è un’abbreviazione dell’espressione inglese industrial design. Dando per scontato che il termine abbia una valenza estetica, seriale e appunto industriale, ci riferiamo alla creazione di oggetti producibili industrialmente. Tuttavia, trascurando alcune posizioni discordanti relative al metodo con cui si affronta il design, possiamo affermare che il prodotto di design trova spazio anche in produzioni extra industriali, assecondando tensioni verso l’artigianato, la produzione limitata e l’autoproduzione.

L’elaborazione di un oggetto di design è incentrata sulla ricerca di un’integrazione il più possibile efficace e armonica tra aspetti tecnologico-funzionali e qualità estetico-formali, per questo motivo non appartengono all’ambito del design prodotti industriali nella cui elaborazione vengono studiati unicamente caratteri funzionali e tecnici, ignorando quelli estetici e, allo stesso modo, non sono oggetti di design tutti quei prodotti in cui viene privilegiato l’aspetto estetico, di ricerca formale e volumetrica, senza tenere conto della funzionalità o di nuove soluzioni tecniche.

Ma a cominciare dalla metà degli anni Sessanta, con la contestazione dei movimenti Radical, e fino agli anni Novanta, i designer italiani hanno avuto la capacità di opporsi alla rigidità dialogica tra forma e funzione esprimendo linguaggi credibili, alternativi ai principi razionalisti del secondo dopoguerra. Ciascun designer ha avuto un’identità linguistica propria, c’era però un principio di base che ha accomunato tutti: l’idea razionalista della funzione non è centrale nel progetto, fondamentale è invece il valore semantico, espressivo ed emotivo degli oggetti.

A partire dall’inizio del nuovo millennio il rapporto forma/funzione è stato scardinato dalla rivoluzione digitale, infatti, grazie ad essa, i designer sono in grado di raccogliere un’enorme quantità di funzioni in oggetti dalle dimensioni talmente ridotte che l’aspetto esteriore della maggior parte dei prodotti digitali non è in alcun modo riconducibile alla funzione che essi adempiono.

Ciò nonostante, la rivoluzione digitale non ha annullato i principi del design, ma ha contribuito a consolidare il suo ruolo contemporaneo che è quello di migliorare la qualità della vita attraverso l’innovazione e permettere, mediante un processo di problem solving, di creare prodotti che hanno eccellenti caratteristiche materiali ed espressive. Resta fermo il presupposto secondo il quale il designer crei oggetti che mantengano una funzione che risponde a un bisogno, che non sia solamente la contemplazione del bello. La bellezza di un oggetto deve essere quindi in relazione al suo scopo, non deve distaccarsi dalla funzione, né andarci contro.

Un discorso a parte riguarda la produzione di edizioni limitate che richiama con forza il mondo dell’arte pur trattenendosi nell’ambito del design, ma nonostante si riescano ad evidenziare molti punti di contatto tra arte e design, risultano molte di più le differenze riscontrabili non tanto nei metodi quanto nei principi di base e negli obiettivi. È prevedibile che ci siano dei richiami, delle citazioni tra discipline che includono dinamiche intellettuali come creatività, capacità di produrre idee, originalità nell’ideare, abilità di sintesi e di analisi, ma mentre l’una è maggiormente rivolta alla contemplazione, all’interpretazione e alla discussione, l’altra tende alla risoluzione di problemi, alla semplificazione delle nostre attività quotidiane.

Spazio e Oggetto

La materia dell’architetto è l’organizzazione dello spazio al cui interno vengono sollecitati particolari stati d’animo e viene suggerito il movimento. L’argomento con cui si esprime il designer è l’oggetto attraverso il quale lancia dei messaggi che investono il nostro senso estetico e ci suggeriscono l’utilizzo. Il lavoro del designer non si riduce a un mero fatto plastico, ma è un esercizio di trasformazione di immagini in tangibili manufatti caratterizzati tanto da proprietà funzionali che formali, dove per proprietà formale si intende anche un’elevata capacità di esprimere valori culturali. L’oggetto prodotto dal designer, così come lo spazio progettato dall’architetto, ha un’intrinseca valenza comunicativa, rievoca le nostre conoscenze sensitive, da quelle tattili a quelle estetiche, ed è in grado di stabilire dei rapporti legati non solo al suo utilizzo e alla sua funzionalità, ma anche delle interazioni di ordine psicologico, simbolico, poetico. Si intuisce velocemente che i due campi di applicazione non sono separati, ma strettamente dipendenti pur conservando distinte dignità e autonomie. Entrambi utilizzano l’immaginazione e la creatività e a entrambi appartiene l’obiettivo di migliorare la qualità della vita della persona. Inoltre, spesso si assiste allo sconfinamento dell’uno o dell’altro ambito di azione, sono infatti molti gli architetti che si misurano con l’ideazione e la produzione di collezioni di arredamento per completare la propria offerta professionale.

In modo superficiale si potrebbe dire che lo spazio, una volta definito, va in qualche maniera allestito, ma è proprio sull’assenza di vaghezza che si fonda il lavoro dell’architetto che, affiancato dal designer, elabora il progetto di arredo, un progetto specifico per lo spazio architettonico progettato, studiato tenendo conto degli aspetti formali, stilistici e funzionali dello spazio stesso.

Il bagno è sempre di più un luogo da vivere e da arredare come un ambiente al pari degli altri della casa, per allestire lo spazio del bagno il mondo del design offre infinite possibilità, ma questo ambiente è guidato da alcune regole che è fondamentale tenere in considerazione per ottenere un effetto di comfort ed eleganza, indipendentemente dal tipo di stile scelto.

In primo luogo, un bagno deve essere efficiente, questo significa che deve essere uno spazio comodo, facile da tenere pulito in cui tutti gli elementi devono essere accessibili, ordinati, adeguatamente illuminati e funzionali, uno spazio ben concepito e funzionalmente ben progettato, segue facilmente qualsiasi tendenza. Con poco spazio è opportuno non caricare il bagno di troppe funzioni per evitare inutili costipazioni che annullerebbero il comfort e il benessere, in questi casi è meglio puntare sugli elementi necessari e su rivestimenti dai toni chiari, magari in contrapposizione decorativa, che allargano e illuminano lo spazio, moltiplicando le superfici a specchio e utilizzando un’illuminazione sia funzionale che decorativa per ottenere anche nel bagno piccolo un risultato scenografico.

  • La luce. La luce è vita ed emozione, esiste una relazione tra l’illuminazione e la salute delle persone; infatti, la luce è in grado di incidere sull’umore e sul benessere e la luce artificiale deve essere in equilibrio con quella naturale e va progettata e diffusa con grande qualità, non solo estetica. L’illuminazione è un fondamentale elemento di arredo che cambia e valorizza la percezione dello spazio, soprattutto quello di dimensioni ridotte dove a volte manca la luce naturale. La zona lavabo è quella che va maggiormente illuminata, magari con dei fasci di luce ad alta intensità, ideali per il trucco e la barba, in abbinamento a uno specchio retroilluminato o con luce integrata oppure a delle applique laterali o al di sopra dello specchio.
  • Il calore. Il comfort di un ambiente si misura anche dal benessere generato dal calore e in un bagno la temperatura è un aspetto essenziale. I moderni sistemi di riscaldamento oltre ad essere funzionali, sono dei veri e propri prodotti d’arredo in grado di dialogare perfettamente con lo spazio architettonico in cui vengono installati. Le aziende che producono radiatori hanno contatti sempre più frequenti con designer e architetti e ciò consente di avere prodotti unici e molto ricercati, la personalizzazione del sistema scaldante è ormai uno standard produttivo sia dal punto di vista dimensionale che decorativo.
  • I sanitari. Anche la scelta dei sanitari è legata allo spazio a disposizione e allo stile del bagno, per le piccole superfici sarà preferibile scegliere il vaso – bidet con erogatore d’acqua integrato, un innovativo sistema igienico che mette insieme bellezza e innovazione tecnologica, spesso con un’attenzione particolare all’igiene femminile. Con uno spazio rettangolare più ampio è possibile installare sia vaso che bidet insieme, preferibilmente sulla parete opposta al lavabo. Va valutata anche la tipologia di installazione che è determinata dalla struttura dei divisori del bagno, mentre il tipo di sistema di risciacquo è legato alle preferenze personali. I sanitari di nuova generazione, sempre più frequentemente, non hanno la brida e, quindi, il loro design e la loro forma è più essenziale, completamente esposta, favorendo la perfetta pulizia di tutta la superficie e garantendo una maggiore igiene, un vaso senza brida permette inoltre di consumare meno acqua e di attutire notevolmente il rumore dello scarico.
  • Il lavabo. La zona del lavabo è quella che accoglie la persona all’interno del bagno e presso cui si passa più tempo; quindi, alla sua progettazione va dedicata particolare cura per soddisfare sia le esigenze ergonomiche che quelle estetiche. La forma del lavabo, l’altezza della sua posizione e le dimensioni dello specchio sono variabili che riguardano la fisicità dell’utilizzatore, ma il progettista deve tener conto che la zona lavabo è l’area del bagno che influenza, per accostamento o in contrapposizione, lo stile dell’intero spazio ed è l’elemento che genera attraverso la sua forma e le sue dimensioni, la sistemazione di tutti gli altri sistemi del bagno.
  • La vasca da bagno è l’elemento di arredo che più di ogni altro risponde al nostro desiderio di cura e benessere, negli ultimi anni sono tanti i designer che hanno reinterpretato la vasca da bagno, attraverso nuove forme e nuovi materiali e sono tanti quelli che hanno proposto modelli compatti adatti anche ad ambienti molto piccoli. Nello spazio del bagno la vasca di solito trova la sua posizione sul lato corto dell’ambiente, ciò contribuisce a ottimizzare l’uso dello spazio e a modellarne la scenografia, ma superfici più ampie consentono anche diverse installazioni e l’utilizzo di vasche free standing che rappresentano in maniera efficace la nostra idea di intimo relax. Le vasche a libera installazione sono un punto di forza dell’intero arredamento del bagno e richiedono una collocazione che esalti il ruolo di elemento centrale che è proprio delle sculture.
  • I rivestimenti cuciono insieme tutti gli elementi del bagno, sono, al tempo stesso, il fondale scenografico su cui campeggiano gli elementi dell’acqua e il sistema di protezione, essi definiscono la scatola che racchiude l’intero spazio e hanno il compito di esaltare lo stile dell’ambiente. Per ottenere un buon rivestimento dell’ambiente bagno non solo è indispensabile avere materiali di buona qualità e correttamente scelti, ma occorrono anche un progetto della posa dei rivestimenti e posatori esperti. Una superficie piastrellata è un sistema edilizio che richiede, prima dell’esecuzione pratica, un’attenta progettazione, finalizzata a ottenere una superficie complanare, regolare e armoniosa, che preveda anche l’orientamento e il disegno della fuga tra le piastrelle. In questa fase, è quindi necessario per il progettista conoscere e valutare attentamente gli aspetti riferiti alle caratteristiche del supporto o sottofondo, del materiale ceramico scelto e delle relative specifiche tecniche.
  • L’area doccia non è più un piccolo spazio funzionale ma un elemento di arredo per il bagno che spesso chiude la prospettiva dell’ambiente, al cui interno l’acqua gioca con la luce. A volte è una nicchia che ospita la “scatola” della doccia, in altri casi la superficie è abbastanza ampia per realizzare una stanza nella stanza, ma qualsiasi soluzione si adotti è necessario porre particolare attenzione verso l’impermeabilità e lo scarico. Una scelta guidata dalla pulizia estetica e dalla facilità di manutenzione è la doccia filo pavimento, l’opzione migliore per chi desidera realizzare un bagno dallo stile minimal che denota una scelta di design ben precisa. Non occorrono spazi specifici perché questo tipo di doccia non ha vincoli di forma o dimensione; allarga la percezione dello spazio e l’ampia scelta di materiali permette di realizzare un prodotto cucito su misura. Le walk-in sono docce aperte su uno o più lati. Sono eleganti, ideali negli ambienti lunghi e stretti, ma funzionano anche in ambienti diversi, in particolare se accompagnate da giochi di luce. Le cabine doccia di nuova generazione possono trasformarsi in vere e proprie oasi per il relax, in questi casi una comoda seduta interna è importante per godersi i getti idromassaggio o per rilassarsi completamente in un bagno di vapore. Alla doccia si abbinano sistemi avanzati di gestione dell’acqua con gruppi di rubinetteria termostatica con varie combinazioni di elementi erogatori, tra questi il soffione gioca un ruolo determinante sia dal punto di vista estetico che funzionale.
  • La rubinetteria. La scelta del rubinetto è (anche) una questione di stile. Al di là degli aspetti tecnici va tenuto presente che finitura, forma, materiali, posizione sono dettagli da non trascurare perché contribuiscono ad arredare il bagno. Infatti, anche i rubinetti sono oggetto di sperimentazione da parte dei designer sia in relazione alla forma che alle prestazioni. Tuttavia, il design dei rubinetti dei bagni contemporanei tende verso un lavoro di sottrazione e propone dei prodotti dalle linee pulite in cui l’estetica è sofisticata ma non predominante, questo aspetto li rende facilmente adattabili a qualsiasi ambiente bagno.

Quando si ha a disposizione più spazio si possono integrare più funzioni, si può prevedere un doppio lavabo, ampliare la superficie della doccia con dotazioni wellness o inserire una vasca scenografica a libera installazione. Ad ogni buon conto il punto di partenza di ogni elaborazione progettuale non è l’ampiezza della superficie, ma è l’idea progettuale che si intende portare avanti e, in relazione al bagno, stiamo assistendo a un cambiamento in crescente affermazione dell’impostazione del progetto, che riguarda sia il bagno principale dell’abitazione ma soprattutto quello annesso alla camera da letto. Per quest’ultimo, sempre più spesso, viene previsto uno spazio ampio e confortevole da dedicare alla cura e alla pulizia, non più un ambiente a servizio della camera da letto, ma uno spazio unico che integra la zona notte e non il contrario. Infatti, il bagno è spesso progettato senza interruzioni materiche rispetto alla zona notte a cui, paradossalmente, si preferisce dedicare lo spazio necessario al letto e al movimento agevole, lasciando ampia superficie non solo alle funzioni igieniche, opportunamente separate, e a quelle dedicate alla cura del corpo, ma anche alle funzioni che favoriscono la socializzazione e che rendono più piacevole una sosta prolungata. È una tendenza che abbiamo importato dal mondo dell’ospitalità, dove lo spazio della camera è fluido ed è connesso architettonicamente e visivamente alla sala da bagno.

Obiecta

La lettura approfondita di alcuni oggetti per il bagno, selezionati tra numerosissime e altrettanto convincenti proposte presenti sul mercato, ci dà una mano a mettere in evidenza i caratteri del design fin qui esposti. Tutti i prodotti sono realizzati con una particolare attenzione a ogni dettaglio, qualità dei materiali, innovazione, tecniche costruttive, sostenibilità ambientale (in fase di realizzazione, dell’uso e di smaltimento) e aspetto estetico. I prodotti scelti sono stati oggetto anche di una ricerca sul segno, sul significato dell’oggetto, sia dal punto di vista formale che funzionale, ottenendo spesso una trasformazione della relazione dei segni stessi con chi ne fa uso.

Un esempio significativo è rappresentato dal rubinetto Dueacca  che i fratelli Davide e Gabriele Adriano (Adriano Design) hanno disegnato per Verum Italy.

Dueacca è un mix di design e ingegneria che ricerca, nella semplicità e nell’essenzialità, la funzionalità del prodotto e la sua bellezza riscrivendo il concetto di sistema idraulico per offrire un nuovo livello di interazione con l’acqua. Dueacca è un cubo di soli 45 mm, in acciaio inox, che definisce l’innovazione e la modularità di questo sistema, declinato in più soluzioni per rispondere in modo flessibile alle diverse esigenze di erogazione dell’acqua. Due miscelatori a joystick da outdoor e uno da indoor, la cui modularità viene raggiunta applicando una varietà di accessori al corpo centrale: modificando e combinando la tipologia di connettori input e output si ottiene la configurazione desiderata, angolare o lineare, da lavabo o da doccia, oppure la funzione di semplice miscelatore. Il rubinetto utilizza pochissima materia prima, genera scarti minimi (tutti riciclabili), ottimizza i costi di produzione ed è completamente smontabile per sostituirne le sue parti che col tempo potrebbero essere soggette ad usura.

Giulio Iacchetti ha disegnato il soffione per doccia Drop per IB Rubinetterie realizzato in silicone morbido anticalcare.

Il disegno richiama la forma della goccia ed è una perfetta interpretazione in chiave moderna della relazione tra forma e funzione in termini di prestazione, innovazione e utilizzo sostenibile. Il silicone evita la formazione del calcare e, inoltre, l’elasticità del materiale consente di strizzare il soffione per evitare che rimanga acqua al suo interno. Drop è, inoltre, dotato di una valvola di portata che garantisce un flusso d’acqua mai superiore a 10,5 l/min. La morbida goccia in silicone è indeformabile al tatto, alla pressione e agli agenti esterni. Drop non è solo un erogatore per la doccia, ma racchiude in sé tutte le caratteristiche di un prodotto di design.

La ricerca sui materiali è uno dei principi del design di cui un importante esempio è il lavoro che antoniolupi ha condotto sulla creazione del Cristalmood, si tratta di una resina poliestere di nuova generazione e di altissima qualità a cui vengono aggiunti pigmenti coloranti, le cui caratteristiche principali sono la trasparenza e la lucentezza. Grazie a questo materiale innovativo il mercato dell’arredo bagno si è arricchito con prodotti realizzati con soluzioni d’avanguardia sia dal punto di vista tecnologico che formale. Dal Cristalmood, in casa antoniolupi, sono nati diversi oggetti, tra i quali lavabi, vasche e complementi di vario genere. Tra questi Marco Piva ha realizzato i lavabi freestanding Astro e Aura 

Sono entrambi dei parallelepipedi che derogano, in maniera diversa, al rigore della forma poligonale e cedono formalmente alla richiesta di accoglienza dell’acqua. Marco Piva disegna due sculture che impongono la loro presenza scenica all’interno della stanza da bagno e ne ridefiniscono lo stile, grazie anche alla possibilità di retroilluminare il materiale rendendolo vibrante di luce e riflessi.

Rail è un progetto di Arredo bagno ideato da Giovanna Talocci e Marco Pallocca per Stilhaus che permette la più ampia personalizzazione della stanza da bagno, posizionando gli accessori su una barra a sezione quadrata, lungo la quale scorrono fino alla posizione desiderata.

Rail è nato pensando a una serie di accessori per il bagno, ma rivoluzionandone il concetto. È un sistema che consente di realizzare un arredo completo della stanza da bagno, una serie che pur essendo minimale nella forma, ha una personalità molto forte perché può essere montato lungo tutte le pareti, sia in senso orizzontale che verticale, ospitando tutti gli arredi della stanza da bagno. Il binario e gli accessori sono realizzati in materiali e finiture diverse installabili in combinazione tra loro, ciò consente un adattamento a stili diversi e ampie possibilità di utilizzo e forme di personalizzazione.

Emo Design ha disegnato per Scarabeo Ceramiche il lavabo in ceramica Mizu che ripensa completamente l’architettura del lavabo presentandosi come un volume composto da più elementi, all’interno del quale si nasconde il sistema di drenaggio dell’acqua che defluisce all’interno del catino grazie al taglio centrale disegnato nella calotta superiore.

Non è dunque un caso la scelta del nome Mizu, che nella cultura nipponica significa fluido vitale che si adatta a nuove condizioni durante il suo fluire. Mizu va dunque oltre la classica interpretazione del lavabo, secondo cui la massima ricerca estetica si era fino ad ora limitata alla mimetizzazione dello scarico.‎ Con le sue linee fluide, si svincola quindi dal ruolo di mero raccoglitore d’acqua diventando contenitore del sistema meccanico.‎

Odo Fioravanti, ospite di questo articolo con una sua intervista, ci racconta l’idea di partenza e lo sviluppo del concept di una sua linea di rubinetti per il bagno, La serie Allen per Alpi.

ALLEN 7
ALLEN 7

Nel 1910 William G.Allen brevetta negli USA la mitica vite con pozzo esagonale. Trentacinque anni dopo Egidio Brugola brevetta in Italia una versione di questa che trasformerà il suo cognome in nome comune di cosa. Nel frattempo, nel 1934 il MoMA di New York dedica la mostra Machine Art agli oggetti tecnici e alla loro bellezza che definisce pari a una forma d’arte. La serie Allen per Alpi Rubinetterie è nata ricalcando questa idea di esattezza e bellezza degli strumenti tecnici e trasportandola nel mondo dei rubinetti. La forma base del concept è quella di un tubo piegato che dall’esterno appare come una curva secca, ma all’interno nasconde un segno curvo e morbido. Questa convivenza di linea retta con linea curva racconta proprio la giustapposizione del corpo umano (con le sue forme morbide) con il prodotto industriale (che ha le forme razionali dell’artificio).

La parola “design”

In inglese la parola design può essere utilizzata sia come sostantivo che come verbo; assume significati come “intenzione”, “proposito”, “piano”, “intento”, “scopo”, “attentato”, “complotto”, “figura”, “struttura di base”, oppure (to design) “architettare”, “simulare”, “ideare”, “abbozzare”, “organizzare”, “agire in modo strategico”. Si nota immediatamente come tutti questi significati siano in stretta relazione con i termini di “astuzia” e “insidia”.

Il termine deriva dal latino “signum” che corrisponde all’italiano “segno”; così, dal punto di vista della radice etimologica la parola design significa “disegno”.

Eppure attualmente tale termine ha assunto un significato internazionale che va ben oltre la sua etimologia. La parola, però, continua a trovarsi in contesti associati alle idee di astuzia e di insidia; un designer è un cospiratore che tende le sue trappole per poter produrre e vendere i suoi prodotti. Hanno origine simile ed rientrano in questa fascia di significati anche i termini particolare meccanica e macchinario. Il greco méchos indica un dispositivo escogitato per trarre in inganno e chi lo progetta è chiamato polymechanikós ossia “astuto”. L’antica radice da cui deriva Il termine méchos è MAGH, questa si riconosce nel tedesco macht – “potere”, “forza” – e mögen – “volere”, “desiderare” -. In un certo senso un macchinario può essere considerato un dispositivo ideato per trarre in inganno: per esempio una leva inganna la forza di gravità. Un’altra parola che compare nello stesso contesto è “tecnica” che deriva dal greco téchne. Il significato del termine greco è “arte” e si collega alla parola tékton, (“falegname”). Questo legame evidenzia il fatto che il legno è un materiale informe al quale l’artista, il tecnico, conferisce una forma; quindi, tramite questo processo, in un certo senso, l’arte e la tecnica, quando le trasferiscono nel mondo materiale, tradiscono e distorcono le forme intelligibili (le Idee).

L’equivalente latino del greco téchne è ars (“idea”, “espediente”, “trovata”, “trucco”,)da ars deriva articulum (“piccola opera d’arte”) che indica qualcosa che ruota, che verte intorno a qualcos’altro (come il polso o la spalla). Perciò ars significa “agilità”, “destrezza”, e il termine relativo alla parola “artista”, artf/ex, indica, innanzitutto, un “imbroglione”.; il vero artista è il prestigiatore. Il termine tedesco che significa arte, Kunst, deriva dal verbo können (potere), e il termine Künstler (artista) conferisce l’idea che questa sia una persona “in grado di fare qualcosa”, l’aggettivo gekünsteit, che significa “artificiale”, “artefatto”, “affettato”, ha la stessa radice.

Queste considerazioni etimologiche dovrebbero costituire una spiegazione abbastanza esauriente della posizione che la parola design occupa nel discorso contemporaneo. I termini design, macchina, tecnica, ars e arte sono strettamente collegati l’uno all’altro. Tuttavia, questa corrispondenza è stata negata per secoli (almeno sin dal Rinascimento). Nell’età moderna si è operata una netta separazione fra il mondo delle arti e quello della tecnica e delle macchine; così anche la cultura è stata rigidamente scissa in due rami che si escludono a vicenda: quello scientifico-quantitativo e quello artistico-qualitativo. Questa deleteria suddivisione ha iniziato a diventare insostenibile verso la fine del XIX secolo; e la parola design si è inserita nella breccia ed è andata a formare un ponte fra le due branche. Ciò è stato possibile proprio perché il termine esprime una connessione interna fra arte e tecnica.

Per questo in epoca contemporanea design dove e come arte e tecnica vengono di comune accordo a coincidere.

Arch. Aldo De Vivo

bluverde ALDO

Articolo scritto per la rivista “Il Bagno Oggi e Domani”

il bagno oggi e domani

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